>> Introdacqua è la traduzione dei miei affetti in forma di musica, un omaggio alle comunità appenniniche legate da catene montuose e aria leggera. 8 canzoni per 8 contrade di un paese dai confini incerti in cui la geografia si nasconde tra i vicoli dei ricordi. Fantasticando intorno ad un’Italia interiore, cerco una relazione tra luoghi con nomi diversi e geografie analoghe. Al progetto hanno collaborato molti artisti: alla batteria c’è Daniele Quaglieri, detto “il cugino”, che ha prestato anche il suo fischio per l’introduzione di “Foglie di tè”. Simone Colasante, cugino di Daniele detto anche lui “il cugino”, ha registrato le tastiere. Al basso c’è il musicista sanseverino Giuseppe Di Pasqua, con il quale ho il piacere di suonare dal 2019. Luca Del Rosso, cantante e armonicista dei Keet & More, ha suonato l’armonica e cantato per il brano “Nonno blues”. Alessandro Cardinale, istrionico musicante napoletano e amico di vecchia data, ha suonato sassofono e flauto traverso sull’ultimo brano dell’album, “Villa speranza”.
Mattia Deriu, detto Torano, ha collaborato all’arrangiamento di “Riflessi”, in cui suona anche le tastiere. Gabriele Ceccarelli, polistrumentista e arrangiatore di rara maestria, ha contribuito all’arrangiamento di “Principio” e “Lillo”. A registrare e mixare, oltre che cantare sul brano “Riflessi”, c’è Luca Mazzenga. Amico storico, fonico e musicista di grande sensibilità artistica, Luca ci ha accolto nel suo Pratarone Studio, casale immerso nella campagna cavense, ritrovo di mille suonate, il luogo perfetto per la realizzazione di questo album.
L’intero lavoro grafico, fotografico e creativo è di Martina Alese. Collaboro con Martina dal 2018, anno in cui ha curato l’artwork di Metropolia. La considero un’artista eccezionale, in grado di interpretare il linguaggio musicale nel visual in maniera illuminante. Dulcis in fundo Axel Ferrari, giovane fonico che ha completato l’opera occupandosi del mastering audio con sapienza e delicatezza.
Con questo secondo paesaggio completo la saga della mia storia pendolare tra l’Appennino e la città. Racconto in musica di un’Italia divisa, non tra nord e sud, ma tra metropoli e piccoli comuni. Introdacqua è tornare a casa con una musica nuova e sentire che “nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.



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